L'abbazia di Casanova di Carmagnola è un piccolo complesso abbaziale situato nelle campagne di Carmagnola (TO), in frazione omonima, dista circa 8 Km da Carmagnola e 30 Km da Torino.

L'abbazia di Casanova fu fondata nella seconda metà del secolo XII da un gruppo di monaci cistercensi su terreni donati all'Ordine dai Marchesi di Saluzzo diventando presto un punto di riferimento di vita religiosa, di produzione e scambio, di cultura. La costante espansione del territorio era favorita da donazioni e lasciti sia dei grandi signori feudali e delle ricche famiglie dei dintorni che dei piccoli privati e contemporaneamente corrispondeva il costante miglioramento dei terreni acquisiti, grazie ad opere di bonifica e canalizzazione, all'utilizzo progressivo di migliorie di tecniche per la coltivazione. La gestione centralizzata dell'abbazia e il lavoro degli stessi monaci, anche con l'aiuto dei conversi (fratelli laici) e di contadini contribuì a migliorare sempre più la situazione economica del complesso, che ottenne anche la concessione di battere moneta. Nella seconda metà del XVI secolo il potere raggiunto indusse il Duca d'Aosta Emanuele Filiberto a decretare l'alienabilità del patrimonio ecclesiastico per cui parte dei beni andarono all'abate commendatario di turno. Si susseguirono alcuni saccheggi ed un periodo di decadenza che giunse fino alla soppressione del monastero da parte di papa Pio VI nel 1792, la chiesa divenne parrocchia ed i pochi monaci rimasti furono secolarizzati.
La Chiesa Abbaziale
La chiesa abbaziale è intitolata alla Vergine, come quasi tutte le chiese cistercensi. Il suo impianto è quello del gotico primitivo o di transizione che conserva ancora tracce del romanico. La chiesa va vista soprattutto come un ricettacolo di stili e concezioni artistiche diverse considerando il fatto che sono stati numerosi i rimaneggiamenti nel corso del tempo. La facciata fu rifatta nel secolo XVIII forse ad opera dell'architetto Francesco Gallo perdendo le caratteristiche cistercensi di quella della fondazione. L'interno venne decorato con una sontuosa decorazione barocca degli stuccatori luganesi Antonio e Francesco Maria Scala da Cadapiano che fu sovrapposta alle severe linee gotiche, trasformazione voluta dall'Abate Innocenzo Migliavacca tra il 1681 e il 1695 che arricchì la chiesa anche di un ciclo di grandi tele di Federico Cervelli dedicate principalmente alla vita della Vergine Maria, la maggior parte poste nella navata centrale ed incastonate in questo trionfo di stucchi. Dello stesso Cervelli è la maestosa Pala dell'Assunta situata in fondo all'abside dell'anno 1685 e sempre dello stesso anno sono gli affreschi della volta e delle pareti laterali del catino absidale opera di Bartolomeo Guidobono. Ancora di Bartolomeo Guidobono sono gli affreschi delle cappelle intermedie attigue alla zona absidale, dedicate una alla Vergine del Rosario, dove si trova il più antico affresco dell'abbazia databile al secolo XV raffigurante una Madonnina col Bambino Gesù, e l'altra a San Giuseppe mentre quelle laterali più esterne sono dedicate a San Bernardo e a San Benedetto e sono comunemente attribuite alla sua cerchia.
Risale al 1862 la realizzazione dell'organo, ad opera di Carlo Vittino di Centallo, un pregevole elemento artistico con un caratteristico suono argentineo dovuto ad una particolare lega utilizzata nella costruzione delle canne.  

La Cripta
Nel 1995 è stata ritrovata la Cripta, una camera di dimensioni ridotte, coperta da volta a botte ribassata, senza altre aperture che lasciano penetrare luce e quasi completamente intonacata. Di fronte alla porta di accesso si sviluppa la scena della Deposizione del Cristo ai piedi della croce e compianto dalla Vergine e da Maria Maddalena, racchiusa da un'importante cornice dipinta, scena evidentemente ripresa dal “compianto” dipinto su tela dal Correggio oltre mezzo secolo prima. Sui lati trovano posto le allegorie della Morte personificate da due scheletri e alcuni cartigli con iscrizioni latine. In corrispondenza della chiave della volta è inoltre presente uno sfondato pittorico in cui sono raffigurati i quattro venti che soffiano sui defunti e ai lati due angeli che chiamano a raccolta i morti. Si intravedono tracce di pitture anche sull'architrave della porta. La Cripta è stata interamente affrescata nel 1688 da Domenico Guidobono, fratello minore di Bartolomeo Guidobono i cui affreschi si possono ammirare nell'abside della chiesa.
Il Museo di Arte Sacra
Nel Museo di Arte Sacra, ubicato nella sacrestia grande della chiesa, è esposto un paramentale ricamato completo di particolare pregio, una significativa collezione di arredi e paramenti liturgici e reliquie parte di una donazione, statue lignee, armadi secenteschi e due tele: Erodiade attribuita a Francesco Cairo (1607-1665) e un dipinto del XVII secolo di autore ignoto, raffigurante S. Benedetto e S. Bernardo ai lati della Vergine con Bambino.

 

 

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